Francesco Toscano autore del saggio Dittatura Finanziaria, sostiene l’esistenza di una linea di continuità che lega l’epopea nazista classica a quella tecnocratica odierna incarnata dalle grandi banche d’affari e dall’alta finanza.
In questo articolo cercheremo di confermare la tesi di Francesco Toscano analizzando un argomento apparentemente tecnico e specialistico, ma che in realtà finisce per tangere chiunque sia in possesso del più diffuso mezzo di trasporto privato: l’automobile.
Il settore automotive ha conosciuto dal 1993, data della prima normativa Euro 1, ad oggi, una evoluzione tecnologica elevatissima, che ha interessato sopratutto i sistemi di dosatura del carburante, al fine di permettere l’omologazione degli autoveicoli nel rispetto di normative antinquinamento sempre più restrittive. Oggi la normativa di omologazione di riferimento è la Euro 6.

Il cittadino comune, si trova catapultato nella giungla di queste normative, quando nella sua città vengono messe in funzione le cosiddette ZTL (zone a traffico limitato), allorquando una norma emessa dal Consiglio Comunale indica le fasce orarie e quali autoveicoli possono accedere all’interno del perimetro della stessa.

Ad esempio nella città di Palermo il pass per l’accesso alla ZTL non viene concesso alle auto a benzina omologate da Euro 0 a Euro 2, mentre per i Diesel non viene concesso alle vetture con omologazione da Euro 0 ad Euro 3.
Come si può vedere in questo caso la prima domanda che si fa l’uomo della strada è: << Perché se sono possessore di auto Euro 3 diesel non posso ottenere il pass, mentre se ho un’auto a benzina Euro 3 posso ottenere l’agognato tagliandino? >>. La domanda è legittima, se ho due vetture che rispettano la stessa normativa Euro ma con alimentazione diversa, perché questa disparità di trattamento?

La stessa domanda se la pongono spesso gli automobilisti alle prese con i blocchi periodici del traffico, che si registrano maggiormente nelle città metropolitane del nord, dove ad esempio nel 2019 si sono registrati a Milano, ma anche a Torino notevoli polemiche per il blocco delle vetture diesel Euro 5, mentre le Euro 5 a benzina potevano transitare.

La disparità di trattamento fra auto a benzina e diesel a parità di omologazione, ad onor del vero non è un capriccio del legislatore locale, ma nasce per assurdo dai diversi limiti anti-inquinamento che i due sistemi di alimentazione devono rispettare. Per completezza riportiamo di seguito i limiti delle emissioni inquinanti per le varie normative Euro, limiti relativi ad uno dei componenti più pericolosi presenti nei gas di scarico: gli NOx termine che si utilizza nel gergo del mondo automotive per indicare due composti chimici NO ed NO2, monossido e biossido di azoto, responsabile delle piogge acide, ma anche della perdita di memoria a breve termine soprattutto nei più giovani.

Come si può vedere la grossa anomalia a cui ci riferivamo, sta proprio nelle norme Euro che si sono succedute: i valori in rosso indicano i limiti di NOx che devono essere rispettati dalle auto a benzina, in blu i limiti per le diesel, come è evidente le norme susseguitesi negli anni, hanno permesso ai costruttori di omologare vetture diesel con emissioni di NOx notevolmente superiori al benzina.
Socraticamente proviamo a chiederci il perché, visto che la politica nel prendere le decisioni dovrebbe mettere l’individuo al centro di ogni sua scelta.

La risposta è presto detta: i motori diesel per loro natura hanno delle emissioni di NOx notevolmente più alte del benzina, quindi difficilmente potrebbero rispettare i limiti di questi ultimi, quindi i costruttori sarebbero impossibilitati nel continuare la produzioni dei motori a ciclo diesel. Per l’appunto i principali costruttori che hanno fatto del diesel la loro fortuna sono i tre marchi premium tedeschi: Audi-Volkswagen, Mercedes e BMW.

Appare chiaro quindi che l’UE nell’approvare le normative sopra indicate abbia subito le pressioni dell’industria automobilistica tedesca, per altro coinvolta pesantemente nel 2015 nel DIESEL GATE ad eccezione di BMW, coinvolta solo marginalmente.

A questo punto ricollegandoci al saggio citato in apertura ci torna illuminante il ragionamento di Francesco Toscano sulla esistenza di vere e proprie dinastie di industriali che vantano particolari poteri: “[…] L’impero automobilistico BMW per esempio è in mano alla famiglia Quandt, che costruì le sue fortune al tempo di Hitler, oggi continua a godere di immensi privilegi offerti dalla Cancelliera Angela Merkel. Il 9 Ottobre del 2013, la CDU, il partito della Merkel come riportato da alcuni giornali italiani (https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/merkel_bmw_donazione_cdu-207442.html), riceveva un finanziamento di ben 690 milioni di euro generosamente offerti dalla casa automobilistica BMW. Casualmente in quel periodo la Merkel si batteva strenuamente in Europa per posticipare l’entrata in vigore delle limitazioni sulle emissioni di CO2 per l’industria automobilistica, a tutto vantaggio dei marchi dell’auto di lusso nazionali. Compresa la BMW […]” (Cit. da “Dittatura Finanziaria” di F.sco Toscano).

I Quandt che oggi condizionano l’Europa sono eredi diretti di Gunther Quandt, vero artefice delle fortune del gruppo anche in virtù dei suoi strettissimi rapporti con noti gerarchi nazisti a partire dal mostruoso Goebbels. Grazie al regime nazista, che costrinse sul finire degli anni 30 del secolo scorso migliaia di deportati a lavorare in condizioni di schiavitù, la BMW divenne un colosso automobilistico su scala mondiale. A prescindere da essi siamo convinti che molti nuclei familiari che finanziarono e favorirono l’ascesa di Hitler e Mussolini lavorano adesso con costanza e tenacia per distruggere i capisaldi della nostra democrazia e rinsaldare al potere i nazisti adesso tecnocratici.
Dai Quandt ai Morgan (nel 2013 la banca JP Morgan scriveva in un resoconto “la modernità passa per il superamento delle costituzioni antifasciste”) entrambi finanziatori del fascismo e nazismo non pagarono pegno per le loro malefatte, ma continuano ad impiantare i semi che hanno fatto germogliare una pianta velenosissima come l’UE. Il nazismo tecnocratico va estirpato e non solo in superficie come avvenne nel secondo dopoguerra per garantire all’Europa e al mondo pace e democrazia.

Quanto messo in evidenza mostra cosa la politica non dovrebbe mai fare: governare per curare gli interessi delle multinazionali, delle banche d’affari e dell’alta finanza dimenticando che le norme sono strumenti fondamentali per realizzare la tutela dell’individuo come singolo, ma anche come società, nei duplici profili di diritti e doveri, soggettivi e legittimi.
Questo tipo di storture in cui la politica governa per il “capitale” arrivando all’assurdo governo dei mercati sugli stati è tipico di quelle strutture societarie che accettano come religione il paradigma economico neoliberista.

Sia ben chiaro che non è intenzione di chi scrive gettare discredito sul marchio automobilistico BMW, ma solo evidenziare le storture di un sistema economico e politico globalizzato ormai al tramonto.

Roberta Fucaloro – Bartolomeo Cascino.

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