I lettori mi perdoneranno se, rispetto alla levata di scudi contro le esternazioni rese dal giornalista Vittorio Feltri, ho una posizione diversa che chiedo sommessamente di voler considerare.

Vittorio Feltri ha usato le seguenti parole: “Io non credo ai complessi di inferiorità, ma credo che i meridionali, in molti casi, siano inferiori”.

La frase esprime senza ombra di dubbio un sentimento razzista, latore, cioè, di un’inferiorità antropologica di una parte della popolazione italiana per il fatto stesso di essere nata e vissuta in un dato contesto territoriale. La pericolosità intrinseca di un simile ragionamento ha avuto ampia dimostrazione nella storia, giacché, quando si parla di inferiorità di un uomo rispetto ad un altro uomo, possono inventarsi tutti i pretesti del caso a seconda della convenienza (la religione, la pelle, l’orientamento sessuale, e chi più ne ha più ne metta).

Dopo più di due millenni dagli insegnamenti euclidei, c’è ancora chi vuole mettere in discussione la validità di ragionamenti che hanno il rigore della logica matematica: “cose uguali a una stessa cosa, sono uguali tra di loro” (prima nozione comune di Euclide).

Ripeto, tuttavia, che il mio intervento non va iscritto tra quelli polemici o di chi si strappa le vesti, essendo un seguace dell’insegnamento hegeliano “ciò che reale è razionale e ciò che è razionale è reale”.

Anzi, non solo non lo condanno, ma potrei anche (ammettendo l’iperbolicità del ragionamento) essere persino grato a Vittorio Feltri, riconoscendogli l’onestà intellettuale (frutto forse di un’incipiente disinibizione tipicamente senile) d’aver levato il testale rispetto ad un razzismo sotterraneo che ha permeato e continua a permeare prepotentemente l’agenda politica dell’Italia a partire dalla sua fondazione.

Solo quando questo strisciante, quanto vergognoso, sentimento razzista sarà pienamente disvelato, potranno verificarsi le condizioni per il riscatto del meridione. Ogni conquista nel cammino psicologico di un essere umano consegue al raggiungimento di uno stato di consapevolezza. Lo stesso avviene per un intero popolo. Il meridione deve prendere consapevolezza di questo razzismo presente nelle istituzioni del paese e nella sua intellighenzia, poichè da esso dipende buona parte della sua condizione degradata.

Feltri, se non altro, ha avuto il merito di ammetterlo e di fargli da cassa di risonanza. La reazione alla sua frase da parte del Direttore Mario Giordano è ancora più eloquente: “Non può dirlo questo, me li fa arrabbiare davvero … se cambiano canale è un guaio”. In sostanza la frase non è in sé stessa non vera, ma non è conveniente sotto il profilo dell’utile. Il sud viene visto soltanto come un immenso consumatore di ciò che viene prodotto dal Nord e nulla più!

Non intendo, in questa sede, preannunziare possibili soluzioni al problema, di cui la consapevolezza costituisce il primo indispensabile passo. Non v’è lo spazio né ho l’autorità per farlo. Posso solo affermare, senza tema di smentita, che i primi responsabili del razzismo e del sistematico depredamento delle popolazioni meridionali sono anche gli stessi politici del sud che fino ad ora si sono assisi nei Parlamenti e nei Ministeri della nazione. Ma questo, in realtà, è un dato che tutti conoscono, ma che forse non è stato pienamente elaborato.

 

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